Ma che bella la noia!

Ma che bella la noia!

Mi piaceva molto annoiarmi! Da bambina quando arrivava quella sensazione, dopo aver giocato e averne fatte di ogni, mi sdraiavo sul divano in sala, ad aspettare che qualcosa succedesse. Allora ascoltavo il battito del mio cuore, sentivo il fresco della stoffa sulle braccia nude, ascoltavo i rumori dalla cucina mentre mia mamma si affaccendava; pensavo ai giochi fatti, ai giochi visti, a quello che avrei voluto avere, agli animali che avrei curato da grande: quando sarei diventata veterinaria in Africa. 

La noia durava poco. Presto un idea mi faceva sobbalzare, e carica di nuova energia ricominciavo a giocare. 
È vero, i miei ricordi risalgono a quando avevo 7/8/10 anni, non a due anni, ma credo che non fosse molto diverso. La noia, il non sapere cosa fare, costringe al riposo, all’ascolto di se stessi, alla riflessione, che non ci siamo permessi nel vortice del “fare”; il cervello, nei bellissimi momenti di noia, è come in “pausa”, si crea così spazio per il riordino delle esperienze, dei vissuti e dei pensieri. Il corpo si rilassa, il silenzio entra dentro e si sentono il cuore, il respiro e il ruvido e fresco della stoffa su cui si è sdraiati. Ma poi? “Eureka!” L’idea bellissima arriva come un fulmine a ciel sereno. In tutto quello spazio, in quell’ordine e in quel silenzio, nella mente, può finalmente nascere un nuovo progetto oppure un pensiero speciale che nel vortice del fare non avrebbe mai visto la luce.
I pedagogisti dicono che, purtroppo oggi , al bambino, non è più permesso annoiarsi. La noia fa paura ai grandi, così al bambino viene impedito di provare questa meravigliosa sensazione. Si nota un iper-stimolazione del bimbo sin da quando è piccolissimo: forse a causa delle richieste molto pressanti della società di oggi, mamma e papà cercano offrire ai figli più competenze possibili, per garantire loro un futuro più sicuro. Ma fare, fare, fare e poi fare ancora svuota svuota svuota ancora, di energie e di pensiero. E allora i bambini finiscono con il fare meccanicamente, trasportati dal vortice, e finiscono con il fare senza pensare..così fino al momento di mangiare, e poi di dormire. …

…ma pensare??

Oggi, per noi adulti, che corriamo e “facciamo cose” da mattina a sera,  vanno molto di moda i corsi di yoga perché in tutta questa corsa al fare, una disciplina antica di 5000 anni, ci aiuta a ritornare a pensare…o più precisamente al non pensare, per sentirsi meglio.

Ma i bambini?

Pensare è elaborare, interiorizzare conoscenze ed esperienze, è crescere. I bimbi dovrebbero avere modo di seguire il loro tempi: quindi mamme e papà, pazienza per la danza, la piscina, l’inglese, le gite ai musei…

Lasciamo che il bambino cerchi i suoi spazi in cui non fare niente. Lasciamolo nel silenzio e, in questi momenti, non accendiamogli musica o  TV, perché per stare con se stessi bisogna evitare che intorno scorrano suoni e immagini. Non preoccupiamoci, non disturbiamolo, e aspettiamo che in quella pace l’idea arrivi spontanea, meravigliosa e più matura.
Sabrina

By | 2018-03-29T22:35:36+00:00 15 febbraio 2018|Categories: Quotidianità, Regole e bisogni del bambino|Tags: , , , , , |0 Comments

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