Emozioni: ci salvano la vita

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Emozioni: ci salvano la vita

Rabbia, tristezza, disgusto, sorpresa, paura e gioia sono le 6 emozioni innate. La natura ce le ha date perché in natura ci salvano la vita.

Immaginiamoci in natura, nati senza artigli, senza zanne, senza una grande mole, lenti nella corsa, incapaci di arrampicarsi sugli alberi, non avremmo potuto arrivare fino ad oggi, così tanto numerosi, se non fosse stato proprio per l’istinto, che ci ha preservato dai pericoli: le emozioni, unitamente ad altre caratteristiche, ci hanno aiutato ad avere la meglio sulla velocità, la forza, la grandezza, la letalità, degli animali che ci circondavano.

Ancora oggi le emozioni difendono il bambino piccolo da pericoli potenzialmente letali.

Pensiamo agli insetti o agli animali, ce ne sono di molto pericolosi. Il bambino intorno all’anno e mezzo, comincia ad allontanarsi dagli adulti per esplorare, sfuggendo spesso al controllo della mamma che in natura è probabilmente già impegnata con un altro piccolo. La PAURA nei confronti di bestioline nere con tante zampette, di animali grandi, con tanti denti o di tutto quello che striscia, che nel bambino fa capolino frequentemente proprio a questa età, fa sì che il bambino che è sfuggito al controllo degli adulti, preservi la sua incolumità allontanandosene o richiamando la mamma con il pianto.
Insomma la paura rende attenti, prudenti e diffidenti in generale di ciò che non si conosce, perché proprio lì può nascondersi il pericolo.

Anche il buio è una paura spesso presente nel bambino, pensiamo a noi adulti: non attraverseremmo mai un vicolo buio se soli, perché il buio, è per noi esseri umani, potenzialmente molto pericoloso, proprio a causa della nostra vulnerabilità. Quindi il buio è in qualche modo presente già da piccini come fonte di eventuali pericoli.

L’essere umano non solo in natura, ma anche nelle città, ha ancora bisogno di difendersi da possibili aggressioni. In effetti le aggressioni hanno rappresentato e rappresentano ancora oggi in molti luoghi, il fattore di rischio più importante per la propria incolumità.

Se aggrediti proveremmo SORPRESA , che metterebbe in atto lo scatto per la fuga; proveremmo  PAURA che ci renderebbe più concentrati e veloci e, nel caso ci ritrovassimo senza scampo, in trappola, proveremmo  RABBIA .

La rabbia, farebbe emergere le risposte istintive atte alla difesa: pugni, calci, spinte, morsi, graffi sono il repertorio di cui ci ha dotati la natura a prescindere dalle persone miti che siamo.

Quindi la rabbia è un’emozione fondamentale per difenderci, oggi come ieri; i cuccioli dei mammiferi si allenano molto presto alla difesa: giochi di lotta, rincorsa e fuga preparano l’animale alla vita adulta. I bambini, nel gruppo, in età di nido, capita frequentemente si provochino l’un con l’altro, e i giochi di lotta, rincorsa e fuga fatti tra bambini o guidati dall’adulto, sono spesso nell’infanzia i giochi che più li divertono.

Quando l’attacco, o il presunto attacco si fa serio, il bambino mette in atto le stesse modalità difensive innate che avremmo noi, se posti di fronte ad un evento che leda la nostra incolumità. Il bambino, capita, quindi, che graffi, spinga, morda o tiri i capelli perché la risposta all’attacco è scritta nei suoi geni come nei nostri, ed è attiva sin dalla nascita.

Certo, non avendo esperienza, capita di frequente che fraintenda situazioni, e che la risposta difensiva ci sia anche di fronte ad eventi in realtà innocui. Quando il bambino impara a parlare, e riesce ad esprimere la propria rabbia con le parole, il bisogno di utilizzare manine e dentini cala.

In natura molte sostanze sono dannose, e anche letali. Per questo nel bambino il DISGUSTO  è presente sin dalla nascita. Provare ripugnanza per cose puzzolenti, amare oppure disgustose alla vista, fa desistere il bambino dal mettere in bocca fonti batteriche, oppure velenose.

Quando la mamma, in natura si allontana, lascia il bambino in una situazione potenzialmente molto pericolosa. I cuccioli dei mammiferi sono vulnerabili e indifesi a lungo, e in natura l’ adulto è bene che non li perda mai di vista. Per questo la natura ha dotato il bambino della TRISTEZZA: il bambino provando questa emozione piange, il pianto richiama immediatamente la mamma o il gruppo e la situazione di pericolo per il piccolo rientra.

Quindi 5 sono le emozioni spiacevoli, e tutte utilissime, a far sì che l’umanità preservi la sua specie.

E la GIOIA è l’unica emozione piacevole tra quelle innate. Ma anche la gioia ha il suo scopo: l’essere umano, in natura, sarebbe tra gli animali più vulnerabili se non fosse per una grande forza: il gruppo! La grande risorsa dell’essere umano nella sua evoluzione è stato proprio lo stare insieme. Si pensa che la gioia creando complicità, aiuti alla coesione e al senso di appartenenza al gruppo.

Queste emozioni quindi sono innate e come tali non si posso reprimere. Dire al bambino: “non arrabbiarti”, “non aver paura”, “non essere triste”, o ridicolizzarlo, lo confonde e soprattutto, lo fa sentire ingiustamente inadeguato.

Ma allora come possiamo aiutarlo ad affrontarle? Come vive le emozioni il bambino? E soprattutto, cosa significa diventare competente emotivamente? Quali risorse doniamo al bambino per il suo futuro, se lo aiutiamo a divenire competente emotivamente?

nel prossimo articolo sulle emozioni,  vi racconterò come lavoriamo al nido per far sì che il bambino, per la sua vita futura, acquisti una marcia in più!

Sabrina

By | 2018-03-23T16:17:24+00:00 5 marzo 2018|Categories: Emozioni|Tags: , , , , |1 Comment

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Bellissimo articolo, grazie!!