Emozioni: diventare donne e uomini speciali

//Emozioni: diventare donne e uomini speciali

Emozioni: diventare donne e uomini speciali

Nell’articolo “le emozioni ci salvano la vita” abbiamo visto che a prescindere da culture, religioni o etnie, l’intera umanità prova le 6 emozioni ereditarie: rabbia, tristezza, paura, disgusto, sorpresa e gioia. Abbiamo anche visto che le prova da migliaia di anni per scampare i pericoli.
Quello che però cambia negli individui è l’intensità dell’emozione di fronte alla stessa situazione.
Al nido questo è molto visibile: se esplode un palloncino alcuni bambini scoppiano a piangere evidentemente molto spaventati, mentre altri, pur voltandosi sorpresi, proseguono tranquilli a fare il loro gioco. Oppure di fronte alla stessa frustrazione, c’è il bambino che si arrabbia molto  e il bambino che invece mostra pacatamente il suo disaccordo  Il temperamento di ognuno di noi ci fa percepire l’emozione con intensità diverse. Il temperamento è innato.
A prescindere da come sia il temperamento e l’intensità dell’emozione e a parità di situazione, l’umanità impara ad esprimere ciò che prova nelle modalità più corrette per la propria cultura. 
Quindi, per quanto siano legittime, e per quanto sia assolutamente necessario esprimerle, i comportamenti derivanti dalle emozioni, devono essere filtrati. 
In parole povere, non è mai un emozione a non andare bene, è il comportamento che ne consegue che può non essere adeguato. È lecito arrabbiarsi, ma non è lecito fare male. Mi ricordo mia mamma :” non si dice che qualcosa ‘fa schifo’… si dice ‘non mi piace'”. 
Immaginiamo di essere dei ragazzi sulla tavola da surf: le emozioni sono la grande onda sotto la nostra tavola. Le emozioni vanno navigate, rimanendo in equilibrio, per evitare di esserne travolti. 


Le emozioni, se non vengono navigate come fa il ragazzo cavalcando le onde con la sua tavola, possono diventare padrone della nostra vita. Possono diventare paralizzanti, oppure talmente splosive da rappresentare un pericolo per gli altri. In entrambe i casi rappresentano un grosso limite per chi le prova. Per essere felici, sicuri, aperti, equilibrati, empatici, ricercati dagli altri, capaci di relazioni soddisfacenti, capaci di realizzare una vita lavorativa e famigliare ricche di soddisfazioni, le emozioni devono rimanere entro una scala di valori che non preveda picchi troppo alti o troppo bassi. All’interno di questa scala le emozioni possono essere più o meno intense a seconda dello stimolo e del nostro individuale temperamento. Ma come si può aiutare il bambino a cavalcare l’oceano che c’è sotto di lui? 
– Per navigarle con sicurezza bisogna conoscerle e riconoscerle: conoscerle: capire cosa si prova e dove si sentono (nella pancia, nello stomaco, nel cuore o sulla schiena, nelle mani…); riconoscerle quindi in sé stessi ma anche negli altri; Per imparare a conoscerle bisogna nominarle: per il bambino è fondamentale che gli adulti le chiamino con il loro nome sia quando le prova in prima persona che quando vede “qualcosa” accadere negli altri. L’empatia, il capire cosa prova chi ci sta accanto, è tra le caratteristiche che nella vita è più di aiuto in famiglia, con gli amici, ma anche nel lavoro. 
– Per cavalcarle bisogna saperle contestualizzare. Al nido lo facciamo sempre:” sei triste perché ti ha portato via il gioco?” “…guarda i suoi occhi, è arrabbiato perché gli hai preso la macchinina”, “..ci sei rimasto male, perché ti ha toccato..”
– Per navigarle bisogna riconoscerne l’intensità: “..tanto arrabbiato”, “….un po’ triste”, “…tanto contenta”…. perché un emozione non si presenta sempre uguale, e riconoscerne l’intensità significa capire quando l’onda si sta facendo troppo alta, e riuscire ad individuare la direzione meno pericolosa. Significa quindi riuscire ad abbassare il “volume” delle emozioni , riportandole entro quella scala di valori tollerabili, ed evitare di perdere lucidità.
– Per navigarle bisogna essere consapevoli che, per quanto intense, quando arrivano dopo poco scompaiono: L’emozione dura sempre pochi minuti, il non rimanerci incastrati dentro dipende dall’individuo, e dalla sua capacità di sentire che se ne sta andando. Al nido facciamo notare al bambino “.. hai visto? La rabbia adesso è passata”. Oppure facciamo notare che la la tristezza e la paura in braccio volano via.
– Per navigarle con destrezza bisogna sempre esprimerle perché differentemente sarebbe come mettere il coperchio alla pentola a pressione. Pensiamo alla rabbia: per il bambino in età di nido, con un linguaggio ancora poco spontaneo, se non del tutto assente, non è facile esprimerla: al nido lo aiutiamo noi, dandogli voce, se necessario, ma mostrandogli sempre che un forte “noooo” detto, oppure mimato con il dito, è sufficiente per far capire all’amico che si è arrabbiati.


– Infine per navigarle bisogna condividerle: paura, tristezza anche per noi adulti sono più tollerabili se siamo insieme a qualcuno che ci capisce: un amico, in caso di un dispiacere, può essere di grande sollievo; allo stesso modo ci sentiamo meglio se siamo in 2 nell’ascensore bloccato tra un piano e l’altro, di un altissimo grattacielo. Addirittura ci sentiamo meglio a prescindere che conosciamo o meno l’altra persona. Sono due emozioni che se possiamo condividere passano prima, per cui è sempre bene non lasciare il bambino solo in una situazione di paura o di tristezza, e non aspettare che ce la faccia nella falsa credenza che così impara ad essere più forte nella vita. La verità è che funziona proprio alla rovescia: più il bambino si trova da solo con queste emozioni e più diventerà fragile nell’affrontarle in futuro. Non temiamo quindi di prenderli in braccio e di rassicurarli con il contatto fisico quando necessario. Facciamolo con sicurezza, pacatezza, per trasmettere loro la nostra tranquillità. Una ricerca di cui avevo letto tanto tempo fa, evidenziava come per i bambini in situazioni di guerra, un eventuale sviluppo di disturbi da stress post traumatico fosse in relazione all’intensità della risposta di spavento della mamma e non all’effettiva pericolosità dell’evento. Il bambino guarda gli occhi dell’adulto e capisce di che intensità è il pericolo.
Le emozioni ci rendono umani, capirle, conoscerle, ci rende uomini e donne speciali. 
La rabbia nei bambini dai 18 mesi ai 3 anni però merita uno spazio dedicato.
A fra non molto, quindi.
Intanto buona lettura!

Sabrina

By | 2018-03-23T15:45:51+00:00 11 marzo 2018|Categories: Emozioni|Tags: , , , |0 Comments

Lascia un commento

avatar