Emozioni: la rabbia nel bambino

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Emozioni: la rabbia nel bambino

Il bimbo piccolo dai 18 ai 36 mesi si arrabbia spesso, molto e frequentemente mette in crisi mamma e papà! Ovviamente, come per ogni altro aspetto della personalità, ogni bambino è a sé: c’è chi di fronte a una frustrazione piange, c’è chi piange e si butta per terra scalciando; come c’è anche chi di fronte a una frustrazione si limita a mostrarsi contrariato ma rimane imperturbabile.
Si perché l’intensità della rabbia, poca, tanta, tantissima, non dipende solo da quanto il bambino desideri quella “cosa”, ma a parità di frustrazione, dipende anche da come è fatto ognuno di loro: dal temperamento. Bambini tranquilli e pacati fin dalla nascita saranno probabilmente pacati anche nelle loro manifestazioni di contrarietà.
Il bimbo focoso può essere molto complicato per mamma e papà, perché a questa età non lascia tregua. Tutto può essere motivo di rabbia: dal mettersi il giubbotto per uscire di casa, alla focaccia intravista fra gli scaffali del supermercato. Per quanto stanchi, esauriti dalla giornata difficile, la rabbia nel bambino non andrebbe mai condannata o sopraffatta dalla rabbia ancora più forte dell’adulto. Due potrebbero essere i risultati possibili di tanto gridare: 1) il bambino si spaventa: in questo caso rischia di percepire che arrabbiarsi sia sbagliato e da adulto potrebbe avere molte difficoltà a mostrarsi in disaccordo con amici o partner. 2) il bambino si arrabbia ancora di più in un circolo senza fine. 
Alle volte non avendo un linguaggio ancora sviluppato, capita che il bambino si sfoghi picchiando mamma o papà, e se in compagnia, gli amichetti. Questo perché la reazione istintiva di attacco, fuga, e difesa, anche se piccini e tanto carini, è in loro già perfettamente funzionante e attiva. Del resto la natura li corazza bene, perché nella vita può essere utile.
Per cui non preoccupiamoci se al nido o con i bimbi degli amici scappa qualche graffio, morso o spinta.
Tutto nella norma, soprattutto se la reazione è successiva a un torto o alla presunzione di un torto. Teniamo presente che il bambino non sempre coglie correttamente gesti e contatti di altri bambini, può fraintenderli e percepirli come fastidiosi, oppure come veri e propri attacchi anche se non lo erano.
Tutto nella norma dunque, ma è bene iniziare a far capire al bambino che arrabbiarsi va bene, é normale: ci arrabbiamo tutti, però non bisogna fare male. Come fare?
– intanto è bene, fin dai 13/14 mesi, quando ancora la rabbia non è così manifesta, mostrarsi seri di fronte ai primi morsetti dati a mamma o papà: far capire al bambino che non è un bel gioco, e magari dargli qualcosa d’altro da mordere: oggetti per i denti, o qualunque altra cosa. Se il bambino è più grande e in un momento di rabbia dà le botte a mamma e papà, è bene non sorridere, ma dire al bambino che “ci si arrabbia con la voce e non con i dentini i o le mani”.

 

– se capita che graffi, morda o spinga i bambini di amici o parenti, senza sentirsi a disagio, (.. so che è molto difficile!) con fermezza e compostezza, si può ripetere la stessa frase, magari aggiungendo di guardare gli occhi del bambino offeso, e se piangesse dire: “guarda, ha sentito male perché l’hai morsicato, se ti arrabbi puoi dirglielo con la voce ma non puoi morsicarlo”.
– e se capita al nostro bambino di essere morsicato da bimbi di amici o parenti? Come mamma e papà ci si rimane molto male, ma capendo che può capitare, si può intervenire in maniera molto costruttiva per entrambi i bambini: ” … ho visto che ti ha fatto male, andiamo a dirglielo”. Una volta che abbiamo l’attenzione del morsicatore invitiamo il nostro ad esprimere quello che prova: “…digli che ci sei rimasto male”, “…digli che non si fa”. Se è troppo piccolo e non ha ancora un linguaggio chiaro: “…digli di NO”. Accompagniamolo con il gesto del nostro dito. Non sono mai troppo piccoli per cominciare: al nido i bimbi intorno all’ anno o poco più, offesi dall’amichetto che ha portato via di mano il giochino, accompagnati dall’adulto, già muovono il loro ditino per esprimere il non essere d’accordo. Da mezzani, intorno ai 15/16 mesi già molti sanno modulare la tonalità del “NO” in proporzione alla rabbia che provano!


Mamme e papà, ci vuole tempo, pazienza, costanza: i risultati con i bambini non sono mai immediati, ma quando arrivano ci riempiono il cuore di gioia, di immensa soddisfazione e di meraviglia.
Il bambino alle volte prova rabbia senza causa apparente. Non gli abbiamo negato niente, nessuno gli ha fatto torti, non ci sono state situazioni fraintendibili, eppure si scatena il finimondo. La rabbia può nascondere tristezza o paura. Al nido qualche volta capita durante gli inserimenti: il bambino saluta la sua mamma, sembra averla salutata bene, con il sorriso, per cui sembra aver superato bene il momento del distacco ma poi ecco altri segnali che ci parlano del suo dispiacere: spinte, morsi, oppure lanci di giochi. Capiamo il suo dispiacere e lo verbalizziamo: “sei arrabbiato perché la mamma è andata via? Vieni in braccio che la aspettiamo insieme”. Quindi, vedere se poco prima della rabbia ci sono stati saluti particolari, magari alla nonna che è tornata casa sua, alla cuginetta con cui ha passato una bellissima merenda, oppure al papà che è uscito per lavoro, ci può aiutare molto con il bambino. 
Il bambino si stressa molto e poi si arrabbia, se gli adulti che si occupano di lui a casa, al nido o la materna, si contraddicono, sono imprevedibili o incostanti. Se i no, i limiti e le regole dell’adulto non sono proporzionate alla sua capacità di sopportazione perché troppo piccolo, oppure perché in un momento già difficile per qualche cambiamento in casa, come la nascita di un fratellino, un trasloco o qualche altra novità. Il bambino si stressa molto e poi si arrabbia se l’adulto che si occupa di lui a casa, al nido o a scuola troppo frequentemente non ascolta i suoi bisogni. 

Anche alcuni ambienti, essendo stressanti, possono scatenare rabbia nel bambino: ambienti rumorosi, troppo colorati, con musiche invadenti o con volume troppo alto; il sottofondo della TV accesa da troppo tempo o con volume troppo alto; ambienti troppo illuminati o con luci fredde.
Lo stress del bambino si alza notevolmente trasformandosi in rabbia, se intorno a lui ci sono adulti che comunicano con toni aggressivi o se ci sono troppi adulti che comunicano contemporaneamente, o se ci sono pianti di altri bambini.
Per cui, mamme e papà, in conclusione, a casa è bene che ci sia tranquillità, poco rumore, meglio la TV spenta, soprattutto se il bambino è già impegnato in altre attività, nel gioco o nel mangiare. Che la musica, se la si desidera, sia prevista e pensata in modo che aiuti nella concentrazione e all’armonia. È bene non discutere in presenza dei bambini; è, invece, super positivo il bagnetto tiepido, e poi un pigiamino comodo, caldo, piacevole al tatto. Niente jeans, vestitini, scarpe, cinture, camicie. Niente che addosso sia ruvido, scomodo, che stringa, che cada, che sia troppo piccolo. Guardiamoci intorno, se le luci sono fredde, o sono troppo forti, spegniamone un po’ e adesso che è Natale, accendiamo qualche candelina… ovviamente non lasciandole mai incustodite.
Mamme e papà, la “saga” sulle emozioni è terminata…

A presto,
Sabrina

 

By | 2018-03-23T15:37:26+00:00 13 marzo 2018|Categories: Emozioni|Tags: , , , , |0 Comments

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