Mamme e Papà, questa sera a cena fuori!

//Mamme e Papà, questa sera a cena fuori!

Mamme e Papà, questa sera a cena fuori!

Oggi le giovani coppie, per crescere i loro bambini, fanno molti più sacrifici di quanti se ne facessero ai miei tempi. Soprattutto per quanto riguarda la nanna dei bambini. I bambini da che mondo è mondo mangiano e dormono, ma oggi i genitori spesso, per farli dormire, sentono la necessità di approfondire, leggere, fare ricerca, come se per far fare al bimbo qualcosa che per natura farebbe comunque, ci volessero molte competenze.
I tempi stanno cambiando: gran parte dei sistemi utilizzati una volta, spesso mode prive di buon senso, tipo spegnere la luce, chiudere la porta, imporre il silenzio, e lasciare il bambino in lacrime, in preda al terrore, nella convinzione che il pianto sviluppasse i polmoni, sono stati, giustamente, messi in discussione; ma come spesso accade in questi casi, forse oggi si è caduti nell’eccesso opposto: tanto che oggi i bambini, anche quelli più sicuri e grandicelli, hanno l’abitudine di andare a dormire con mamma e papà, nel lettone, quindi la sera non resta che andare a dormire tutti insieme, troppo presto per i grandi, troppo tardi per i piccoli e non solo, dopo una giornata di lavoro in cui mamma e papà non si sono visti. Sembra che i bisogni della coppia non siano più importanti. La vita spesso, oggi, si sviluppa unicamente intorno ai bisogni dei bambini. Eppure, da sempre, da quando esiste l’umanità, la coppia è l’elemento più importante dalla famiglia: l’origine e la garanzia della sopravvivenza della famiglia stessa. Se non ci si ritrova presto, dopo la nascita dei piccoli, il rischio è di perdersi e poi, ahimè, può diventare sempre più difficile ritrovarsi. 

 

Per non perdersi la coppia dovrebbe avere i suoi tempi e i suoi spazi dedicati. Una volta il tempo degli adulti iniziava dopo il Telegiornale delle 20.30. Bambini a letto, si potevano fare discorsi da grandi. Una volta lo spazio degli adulti era la camera matrimoniale. Uno spazio sacro, in cui per il bambino era molto speciale passare la notte. Le altre notti, a parte occasioni che diventavano, ripeto, molto speciali, era loro negata. Anche una volta esisteva il buonsenso: i genitori che refrattari alle mode seguivano i bisogni del bambino procedevano nell’addormentamento attraverso rituali accoglienti, come il bagnetto, la cena tutti insieme (se gli orari del papà lo permettevano), le favole, le coccole, le ninna nanne, il cullarli se piccini, o l’addormentarli in braccio. Per cui i bambini, sempre ascoltati e comunque rassicurati, ma guidati con sicurezza nel loro spazio (la loro cameretta e il loro lettino), in un tempo ben preciso scandito da rituali che come un orologio informavano il bambino dell’approcciarsi del momento, si lasciavano andare in un profondo piacevole rilassamento. Allora era bello per mamma e papà ritrovarsi tra loro, per raccontarsi la giornata nel silenzio, la pace e la calma di una casa in riposo. Erano momenti importanti, per me, momenti in cui stemperavo le ansie di mamma solamente perché riuscivo a narrarle. In quella pace, nel calore dell’amore e nell’ascolto, ogni difficoltà, paura o preoccupazione, sviluppandosi in un racconto, si faceva piccola e controllabile. 
Poi c’erano le sere in cui venivano a casa gli amici. I bimbi già addormentati o in procinto di addormentarsi se più grandicelli, ascoltavano le voci, il sottofondo rassicurante di mamma, papà e ospiti spensierati. C’erano le sere che noi andavamo dagli amici grazie all’aiuto di nonni o tate. Insomma, gli amici, da giovani, erano più che mai fondamentali, sempre per quella possibilità di narrare le proprie storie, le proprie preoccupazioni, e ritrovare in quelle narrazioni i capi nascosti nelle matasse della quotidianità; scoprire grazie a quegli incontri, le soluzioni a paure e fatiche. 

 

Così il giorno dopo si poteva ricominciare: lavoro, impegni, bambini. Lo si faceva forti dell’amore nella coppia, forti della condivisione con gli amici, forti delle relazioni che con i loro intrecci costituivano un “villaggio” che abbracciava e rassicurava ogni giovane famiglia.
Oggi a mio parere si domanda molto alle mamme e papà. Si domanda loro solitudine, e così, ahimè, troppo spesso sono insufficienti o assenti le possibilità di scambio tra loro e con coetanei che vivono le stesse esperienze di genitori.
Quello a cui assisto oggi è che nonostante mamma e papà siano sempre disponibili e “connessi” con i loro bambini, ad ogni ora della sera e della notte, di contro i bimbi sembrano meno sicuri, e meno autonomi anche da più grandi, nel momento della nanna.
Come mai questa inversione nella sicurezza dei bambini nonostante l’immenso lavoro dei grandi? Mi rendo conto che il temperamento del bambino, o i trascorsi particolari di alcuni di loro, possano incidere sul sonno, ma quello a cui assisto oggi è una generale fatica e difficoltà nella nanna, non più riconducibile alla natura del bambino o al suo passato.
Da persona con, ormai, una discreta esperienza nel mio lavoro, mi limito ad osservare il fenomeno, e a fare la semplice operazione che faccio sempre: guardare al passato millenario e naturale dell’essere umano. Mai come oggi, il bambino è stato posto al centro della famiglia. Mai come oggi al centro della vita degli adulti sono stati posti non solo i bisogni legittimi del bambino, ma anche le sue volontà. Mai come oggi gli adulti ruotano intorno ai piccoli nella rincorsa a chi dà loro di più. 


Il mio parare è che, in tutta questa rincorsa al fare, al fare tutto perfettamente bene, al dare sempre di più, mamma e papà dovrebbero ricominciare ad ascoltare anche un po’ i loro bisogni. Ritrovarsi tra loro e tra amici, mentre i bambini dormono tranquilli. 
Mamme e papà, quindi, pensate a cenette romantiche da dedicarvi l’un l’altro, almeno una volta ogni tanto. 
Per ritrovare l’altro, se stessi, e il proprio equilibrio. 
Buona serata a tutti!!!

Sabrina

By | 2018-03-23T16:09:41+00:00 22 febbraio 2018|Categories: Mamma e Papà|Tags: , , , , |0 Comments

Lascia un commento

avatar