“Mio”: non significa essere poco generosi

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“Mio”: non significa essere poco generosi

Mamme e papà, quante volte sentiamo i bimbi dire la parolina “mio”.  Se ancora non sono in grado di pronunciarla, poco cambia, riescono comunque a farsi capire molto bene, spesso anche con molta rabbia , e può capitare persino che il piccolo amico venuto a fare la merenda a casa nostra, se non restituisce presto ciò che ha preso,  se ne torni a casa con qualche morso o qualche graffio.

.. che imbarazzo con la mamma nostra ospite, che assiste al continuo limite imposto al suo bambino dal nostro piccolo “tirannosauro”!!!

Che disastro di pomeriggio per noi povere mamme!!

Ci sentiamo a disagio, giudicate inadeguate, perché il nostro piccolo non è “generoso” come dovrebbe essere!

Eh mamme, non è colpa di nessuno e il vostro bimbo è assolutamente nella norma. Infatti da piccini, in età di nido e anche oltre, la generosità non può esistere a causa dell’ immaturità di una zona del cervello che va pian piano evolvendosi grazie alle esperienze quotidiane che il bimbo fa dalla nascita, ma che a 2 /3 anni è ancora molto immatura. La corteccia cerebrale, zona del cervello deputata alla capacità empatica, per cui alla capacità di mettersi nei “panni degli altri”, si evolve PIANO PIANO… ma proprio PIANISSIMO, mamme e papà, tanto che si ritiene che sia completa solo intorno ai 18/20 anni, alcuni studi ritengono si debba aspettare ancora oltre: 24/25 anni!

Quindi i piccini vedono il mondo solamente dal loro punto di vista, cosa che rende le altre persone molto strane e imprevedibili: mamme, immaginate di indossare una bella collana appena ricevuta in dono e che indossate con grande orgoglio oltre che grande amore . Adesso immaginate che la vostra migliore amica tutto ad un tratto ve la voglia sfilare di dosso per mettersela lei …Come reagireste?

Oppure immaginate un’amica aggirarsi per casa, aprire i vostri armadi, indossare vostri indumenti e andarsene “bella bella” dalla porta.

Quello che trattiene noi adulti da non mordere l’amica che mette le mani sulla nostra collana, è che sappiamo che vuole solo guardarla, non portarcela via. Capiamo quindi le intenzioni dell’altro proprio grazie all’empatia. Ma provate ad immaginare mamme: prestereste o regalereste il vostro più prezioso gioiello a qualcuno? Nonostante tutta la capacità empatica di noi adulti, anche per noi “grandi” sarebbe difficile privarsi anche temporaneamente di molti oggetti rivestiti di particolare significato economico o emotivo.

Per il bambino tutto ciò che lo circonda a casa sua è molto prezioso, perché è parte del suo mondo. Per il bambino tutto ciò che viene trasportato fuori dal suo mondo è parte di sé, per cui è inconcepibile per lui prestare la sua bicicletta al campo giochi.

Non solo: per il bimbo tutto ciò che tocca diventa suo… anzi, per magia tutto ciò che tiene in mano si trasforma immediatamente in una parte di sé… per questo motivo diventa anche molto difficile restituire ciò che gli è stato prestato, come ad esempio il triciclo al parco giochi. 

Tutto ciò che noi mamme e papà possiamo fare è ripetere all’infinito la domanda: “glielo mostriamo per 5 minutini piccoli piccoli?” Se il bambino dice no, rivolgendosi all’altro che ci sarà rimasto molto male diremo:”ha detto di no, ma fra 5 minuti glielo chiediamo ancora.”

In genere al secondo tentativo il bambino riesce a separarsene … anche se solo “per 5 minutini piccoli piccoli!”.

Mamme e papà … buon lavoro!!!!

Sabrina 

By | 2018-12-27T11:08:08+00:00 26 dicembre 2018|Categories: Quotidianità|0 Comments

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