Stili educativi: mamme contro mamme

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Stili educativi: mamme contro mamme

Oggi non basta più esser “mamme”: la società domanda di essere delle “Super mamme”. Lo fa attraverso modelli che passano in pubblicità, attraverso le serie televisive, film, e attraverso i numerosi manuali e articoli in circolazione; lo fa giudicando severamente. Così oggi le mamme spesso, si mostrano competenti, sicure, felici, sempre “sul pezzo”, mai stanche nonostante famiglia, bambini e carriera; si mostrano come mamme sempre “perfettamente adeguate” con il bimbo.

Le mamme, oggi più che mai, vogliono bambini sempre sorridenti e felici. Gli stili educativi per raggiungere l’obiettivo sono molti, tanti quante sono le teorie e i manuali in commercio. 

Gli stili proposti, essendo vari e diversificati, possono adattarsi a famiglie diverse; ogni famiglia ha mamme, papà e bimbi che sono unici. Ben vengano, quindi, tanti modi diversi di pensare. L’importante è che, qualunque sia lo stile educativo scelto, rappresenti  per entrambi i genitori un cammino autenticamente sereno. Se lo stile educativo deciso a priori viene invece realizzato con fatica, sacrificio, senso di annullamento e stress dalla mamma o dal papà e con difficoltà nella coppia, è bene prendersi del tempo per pensare. 

Oggi, purtroppo, le mamme si trovano schierate come agguerritissime sostenitrici o accanite oppositrici dei diversi stili educativi: questo non fa che accrescere la paura di molte di mostrarsi fragili. E’ sempre stato naturale tra mamme sentirsi a tratti stanche, preoccupate, dubbiose; il mettersi in discussione è occasione preziosa per crescere, capire e risollevarsi. Oggi invece, nella rincorsa a dimostrarsi sicure, si rinuncia allo scambio con chi sta vivendo la medesima esperienza e le medesime fatiche, cosa che contribuisce ad isolare mamme già spesso molto sole. Gli stili appresi sui manuali, si rifanno per lo più a teorie recenti, quindi il più delle volte, ancora da verificare.  Oltretutto, essendo recenti, tali teorie mettono in discussione le modalità educative con cui le mamme stesse sono state cresciute: mancando un modello interno a cui rifarsi è naturale, nelle mamme, l’emergere di paure, smarrimenti, dubbi, ansie; una volta la mamma si rifaceva all’esperienza della propria madre, ma adesso a chi chiedere come procedere in seguito a una problematica non prevista nel manuale? Sarebbe quindi molto utile un confronto aperto: occasione di scambio di esperienze e occasione preziosa per adattare tali teorie ai bisogni di oggi, ai bisogni individuali, e alla praticità della vita vera.

Trovo che i toni terrifici di alcuni volumi non aiutino la serenità delle mamme e non aiutino neppure lo scambio costruttivo e sereno tra loro. Ci si può infatti sentire giudicate delle sprovvedute a non seguirne i consigli, perché, spesso, tra le righe, passa l’idea che se non si fa come dice lo specialista, il bambino riporterà conseguenze negative, in alcuni si parla addirittura di “psicopatologie”. Oppure ci si può sentire  inadeguate se, seguita la modalità educativa per filo e per segno, ci si ritrova con il bambino che sembra non seguire il promesso percorso, tutto di rose e fiori. Per tranquillizzare le mamme ricordo che dovremmo avere tutti delle “psicopatologie”, visto che le teorie di oggi, sono solo “di oggi”…  

Gli stili educativi nei numerosi libri riportano dati scientifici (spesso presi in prestito da altre discipline), giudicano altre teorie, altri pensieri, e dettano modalità con la sicurezza della scientificità, pur essendo, spesso, ancora solo teorie ipotetiche. Ogni metodo pretende di essere quello più attendibile, ma la verità è che è molto difficile dimostrare la validità delle proposte perché, intervenendo nella crescita dei bambini tanti fattori relazionali e ambientali, è impossibile a distanza di anni, capire se la responsabilità di questa o quest’altra caratteristica sia dovuta a questa o quest’altra teoria, e non a fattori ambientali e famigliari.

Anni fa una psicanalista di grande fama ha terrorizzato i genitori sostenendo che il bambino non dovesse assolutamente mai dormire nel lettone con mamma e papà,  perché avrebbe potuto sviluppare delle problematiche molto serie da adulto, dovute alle sue fantasie incestuose. Ad oggi sembra che il parere autorevole della dottoressa, e la sua teoria che si fondava su motivazioni sicuramente pertinenti, sia, tra le mamme, completamente sparita. Si trattava di Francoise Dolto in “problemi dei bambini”. 

Molte teorie, quindi, possono essere confutate dall’oggi al domani; molte si contraddicono l’un con l’altra secondo la corrente psicologica a cui si rifanno; esempi di teorie di moda, che negli anni sono state ritrattate, non mancano. Anche fra i manuali più recenti, assistiamo a stili addirittura opposti, per cui per le mamme è molto difficile orientarsi su quale sia il consiglio più adeguato.

Detto ciò, fatta la scelta, mamme, è possibile riprodurre le indicazioni dello stile educativo con la precisione con cui seguiremmo un manuale di istruzione di un elettrodomestico?

I risultati, nelle famiglie che seguono lo stesso metodo, saranno identici su tutti i bambini?

Un metodo può essere garanzia di un risultato?

Ebbene, no. Le variabili umane, emotive e caratteriali di ogni mamma, di ogni papà, di ogni bambino, renderanno il risultato caratteristico solamente di quella famiglia e non di altre. Inoltre nelle mamme e papà bussano forti i propri vissuti lontani e profondi di quando a loro volta erano bambini e nelle relazioni con il loro bambino rientrano dinamiche dovute al coinvolgimento affettivo e alle aspettative, tutti elementi che distorcono l’applicazione puntigliosa e rigorosa di quanto scritto e di conseguenza anche il risultato.

Oggi si è abituati che, a sforzo e ad impegno, corrisponda l’esito finale: ma con i bambini non è come puntare al 110 e lode all’università, cosa possibile; o come raggiungere obiettivi straordinari sul lavoro, altra cosa possibile; arrivare a rapportarsi con il bambino seguendo teorie apprese attraverso manuali è molto diverso. I bambini sono tutti unici e hanno già alla nascita un temperamento che li contraddistingue. Questa parte ereditaria del carattere, che sin da subito li caratterizza, diversificherà le risposte di ogni bambino, nonostante approcci simili. Le risposte diverse di ogni bambino metteranno in atto interventi diversi secondo il temperamento delle mamme, in una catena comunicativa unica e univoca. Anche il ritmo del sonno diurno e notturno può variare molto a seconda del temperamento del bambino, di conseguenza possono variare molto la stanchezza fisica ed emotiva della mamma che, oltretutto, visti i pochi risultati e gli sforzi nel seguire la metodologia, rischia di sentirsi ingiustamente inadeguata

Per cui i risultati di uno stesso metodo non saranno uguali su bambini, mamme e famiglie diversi.

I metodi, da sempre, spiegano il sistema infallibile per fare in modo che il bambino cresca sicuro, autonomo, felice.

Tutte noi mamme ambiamo alla felicità dei nostri bambini, tutte noi mamme cerchiamo di fare il meglio per loro e vorremmo vederli un giorno uomini e donne sicuri e autonomi. 

Winnicott, pediatra e psicanalista della prima metà del 900, ha sostenuto che il  bambino, per crescere sicuro e autonomo, ha bisogno di una mamma “sufficientemente buona”, lasciando così a noi mamme ampio margine di errore, di respiro e serenitàQuindi si possono fare tranquillamente strappi alle regole dei manuali; strappi alle regole che sono utilissimi se nutrono il lato relazionale, emotivo e personale di mamma e papà.

Oggi la discussione tra le mamme verte soprattutto sulla quantità di “contatto” da garantire al bambino: oggi il “contatto” costante è ritenuto il fattore più determinante per la sicurezza del bimbo, tanto che, e qui c’è differenza più marcata fra gli stili, si ritiene debba essere garantito anche la notte.

L’importanza del contatto non è cosa nuova. Da tempo si conoscono i danni nel caso manchi del tutto. Il contatto per il bambino è nutritivo: grazie al contatto il bambino cresce non solo emotivamente e cognitivamente ma anche fisicamente.  Il contatto si sa, è un bisogno del bambino che va sempre assolutamente ascoltato. Nonostante oggi sembri cosa ovvia, in passato ci sono state metodologie che sostenevano che si dovesse lasciar piangere il bambino, non ascoltandolo in questo bisogno, e ancora oggi, non tutti gli esperti sono d’accordo, tanto che si legge di modalità, per abituare il bambino a dormire tutta notte, che vogliono il lasciarlo in lacrime, senza contatto, per periodi sempre più lunghi. 

L’ascolto dei bisogni affettivi è ritenuto, in generale oggi, base necessaria per una buona strutturazione della personalità.

Ma, siamo certi che il garantire il contatto anche di notte sia l’unico fattore utile allo sviluppo della sicurezza, serenità e autonomia bambino?

Siamo sicuri che i bambini che dormono nel lettone avranno tutti, per certo, un carattere strutturato, sicuro e autonomo?

E siamo sicuri che le coppie che scelgono di mettere il bambino nel suo lettino e, dopo qualche mese, addirittura nella sua cameretta, avranno sicuramente bambini insicuri, infelici e non autonomi? 

La cosa più sicura che esiste in psicologia è che in psicologia non esiste niente di sicuro, in quanto, nella strutturazione della personalità di un bambino, rientrano davvero tantissimi fattori.

Se il genitore che sceglie di far dormire il bambino nella sua cameretta, ha l’attenzione di prenderlo  in braccio e rassicurarlo ogni qual volta si svegli piangendo e, soprattutto nei primi mesi, di far sentire la propria presenza nei momenti in cui il sonno si fa meno profondo, accompagnandolo con la voce, un contatto e tanta gentilezza – senza prenderlo in braccio – a riabbandonarsi al sonno più profondo,  fa in modo che il suo bambino impari a governare la notte e a prolungare autonomamente il suo sonno. Anche durante il sonno diurno, infatti, quando il bebè si gira facendo dei versetti, basta appoggiargli una mano sulla schiena, o parlargli dolcemente per notare che è capacissimo una volta rassicurato, di riprendere sonno tranquillamente senza bisogno di essere preso in braccio. Nei primi mesi il bambino non ha paura del buio perché buio e luce, immagini e non immagini per lui sono qualcosa di indistinto. Queste mamme quindi, possono stare tranquille perché quando c’è ascolto, gentilezza e dolcezza, non può che esserci una buona strutturazione del carattere.

Secondo teorie oggi in voga, si può dire la stessa cosa alle mamme che optano per tenere il bambino nel proprio letto. Con la differenza che, in questi casi, il bambino, sempre secondo il manuale, sarà portato a superare i momenti di sonno meno profondi e ritornare nelle fasi più profonde attraverso la presenza della mamma e non attraverso un contatto volontario. Devo specificare che alle volte assisto a grandi fatiche dei bambini nel passaggio dal lettone alla propria cameretta, e questo anche da grandi, intorno ai 5 anni.  In generale il passaggio alla cameretta per i bimbi abituati a dormire con la mamma è, a mio avviso, troppo spesso difficilmente governabile. Mi chiedo quindi se non sia utile prevedere un passaggio verso l’autonomia prima che diventi così difficile per il bambino. 

Comunque,  non esiste una mamma che fa meglio di altre, non esiste un metodo migliore di altri, esistono modalità diverse volte al meglio per il bambino: modalità, soprattutto, da padroneggiare con davvero tanto buon senso.

Oltre al contatto e all’ascolto dei bisogni affettivi del bambino, quali altri fattori influenzano la sicurezza, l’autonomia, e la felicità dei bambini? 

Gli stili educativi, a mio parere, è importante calzino a pennello tra i bisogni di mamma e papà, perché, diversamente, sarebbe fare il peggio, anziché il meglio per il bambino. Bisogna, infatti, assolutamente evitare che mamma e papà diventino infelici.

Innanzi tutto, fra i fattori più importanti, c’è infatti, la serenità e la felicità dei genitori: devono esserlo entrambi, sia la mamma che il papà. E’ infatti attraverso l’armonia famigliare che il bambino assorbe nutrimento affettivo, serenità, e felicità.

La felicità, la tristezza, la rabbia, la paura, lo stress di mamma e papà passano, infatti, attraverso il linguaggio non verbale: Il bimbo non capisce le parole ma è predeterminato a capire tutte le emozioni di mamma e di papà: la mamma e il papà, infatti, con il loro bambino comunicano attraverso segnali agli adulti impercettibili, come il ritmo del battito del cuore, la lunghezza di ogni respiro (breve = agitazione/ lungo e profondo= calma); gesti (calmi, nervosi, frettolosi, tonici, atonici, bruschi, dolci), sguardi, movimenti impercettibili delle palpebre e delle sopracciglia che comunicano felicità, rabbia, paura, tristezza, disgusto, sorpresa; tonalità diverse della voce, che come le gradazioni di un colore per il pittore, comunicano al bambino calore, ansia, preoccupazione, sicurezza, rabbia, dolcezza, fretta, paura, sorpresa o angoscia. Poi ci sono il tono muscolare di mamma e papà, sempre diverso e sempre coincidente con il loro più profondo stato d’animo. La sudorazione e le tinte dal pallido al rosso della pelle, parlano continuamente al bambino delle emozioni più profonde e spesso inconsapevoli, di chi se ne prende cura.

Per questo motivo ritengo indispensabile che ci sia autenticità, spontaneità, convinzione, felicità e accordo tra mamma e papà nel portare avanti qualsiasi scelta educativa. Primo passo fondamentale del lungo cammino che porterà al buon risultato.  

Ma i fattori che caratterizzeranno il bambino sono tanti:

  • Lo spazio tra mamma e bambino nella quotidianità e il tempo nella risposta ai bisogni, sono fattori fondamentali: tempo e spazio possono essere più o meno ampi ma, addirittura non esistere se il bambino viene anticipato sempre nelle sue richieste, oppure troppo ampi, quando il bimbo viene considerato troppo autonomo; tempo e spazio parlano al bambino di tranquillità o ansia, di fiducia o di paura della mamma e del papà. Lo spazio che, io mamma o papà, tengo fra me e il bambino, quando muove i primi passi, oppure quando da più grandino, al campo giochi, si muoverà tra un attrezzo e l’altro, può comunicare: “Ci sono, ti vedo, ma aspetto, perché mi fido di te e credo che tu ce la faccia“, ” ti sto accanto perché ho paura, e credo che tu non sia in grado”, oppure “Non ti guardo, ti sto distante perché credo che tu debba farcela da solo“. Il bambino si sentirà sicuro se percepirà un genitore pronto ad aiutarlo ma fiducioso che lui ce la possa fare. Il tempo che mamma e papà impiegano a rispondere ai suoi bisogni può comunicare: “ci sono prima che tu possa accorgerti dei tuoi bisogni, perché non voglio che tu li senta, o non credo tu sia in grado di comunicarmeli”; “sono sempre disponibile, ma intervengo solo se tu hai un bisogno“, “non ti guardo, perché penso che tu debba soddisfarti da solo“. Il bambino da grande sarà coraggioso, sicuro oppure timoroso a seconda di quale messaggio, attraverso il tempo e lo spazio, istintivamente la mamma e il papà mandano continuamente nella quotidianità. Spazio e tempo sono, in noi genitori, radicati nei nostri più profondi e lontani vissuti di bambini.

  • Il bambino è diverso a seconda della coerenza o l’incoerenza della sua mamma e del suo papà, della coerenza o incoerenza tra loro, della loro imprevedibilità, oppure del loro essere costanti, e prevedibili sempre: e questo a prescindere da malumori, stanchezze, stati d’animo, stress. Bisognerebbe che mamma e papà siano sempre prevedibili nelle situazioni quotidiane, negli imprevisti ma anche nelle reazioni tra loro e con gli altri. L’imprevedibilità dell’adulto crea ansie, esattamente come le creerebbe a noi un partner da cui non sappiamo bene cosa aspettarci, oppure un capoufficio incoerente, incostante, e imprevedibile. Anche coerenza e incoerenza, prevedibilità o imprevedibilità sono radicati negli adulti a seconda dei loro vissuti di quando erano bambini.

  • Il tempo di risposta, lo spazio tra adulto e bambino, la coerenza, l’incoerenza, l’accoglienza nei bisogni, la prevedibilità o l’imprevedibilità dell’adulto determinano, nella relazione tra mamma e bambino, stili di attaccamento diversi; lo stile può essere sicuro (“mamma e papà so che ci siete, che mi volete tanto bene anche quando sbaglio, disubbidisco o la penso diversamente da voi; so che posso fidarmi di voi, che posso chiedervi aiuto, ma so anche che siete molto fieri di me quando ce la faccio da solo”) o insicuro (“mamma e papà ho paura di voltarmi e non trovarvi più; ho paura di provare a fare da solo perché voi lo fate sempre per me”, oppure “ho paura perché mi sento solo, perché so che non mi aiutate”;  “ho paura che non mi vogliate più bene se vi faccio arrabbiare o se la penso diversamente”). Gli stili di attaccamento precoci restano caratterizzanti tutte le relazioni, anche da adulto. I bimbi da grandi con partner e figli, riprodurranno lo stile di relazione conosciuta da piccini. I diversi stili di attaccamento nel bambino furono teorizzati da John Bowlby nel 1969.
  • Il bambino sarà diverso a seconda dello sguardo della mamma e del papà: quella pupilla che si restringe, quando lo osservano perdere l’equilibrio nel momento in cui muove i primi passi, oppure quell’angolo della bocca che si tira in un sorriso. Il bambino è il battito del loro cuore, tranquillo se sono estroversi, agitato se sono timidi,  quando si trovano di fronte a persone sconosciute o conosciute. I bambini saranno diversi per ogni respiro diverso che avranno le loro mamme e  papà nelle emozioni quotidiane e di fronte a novità, difficoltà, imprevisti, delusioni, entusiasmi, frustrazioni, cambiamenti, inciampi e nei conflitti. 

Particolarmente di fronte a imprevisti, novità o cambiamenti noi, mamme e papà, non possiamo che essere ciò che realmente siamo, e quello che realmente siamo caratterizzerà il nostro bambino.

  • Il bambino sarà diverso a seconda che a mamma e papà si sentano sicuri o insicuri nell’esplorare il mondo.
  • Il bambino è la sua famiglia: è il modo di essere di mamma e papà; è il loro modo di parlarsi, è le parole che usano, il loro modo di muoversi e occupare l’ambientante di casa, o l’ambiente esterno alla casa. E’ il loro modo di vedere gli altri, il loro modo di vedere la vita e il domani: è il loro essere pessimisti o ottimisti; il loro essere a proprio agio o a disagio nei cambiamenti. Coraggiosi o poco coraggiosi nelle situazioni.
  • Il bambino sarà sicuro se attraverso le frustrazioni, i limiti e le prime regoline, avrà potuto capire che mamma e papà sono forti e sicuri e che saranno per questo in grado di proteggerlo tutta la vita.
  • Il bambino sarà sicuro e resiliente se avrà avuto modo di essere accolto quando triste, quando preoccupato o impaurito, e se avrà avuto modi di capire che ce la fa a sopportare la rabbia,  il dispiace del limite o del “no” e delle regoline. Il bambino ce la fa, se mamma e papà ce la fanno a superare con sicurezza, serenità e fermezza, le sue rabbie e le sue opposizioni.
  • Il bambino sarà diverso a seconda di quanto avrà potuto capire a proposito delle emozioni che prova, e che provano gli altri. A seconda che sviluppi o meno gli strumenti per comunicare agli altri le sue emozioni.
  • Ma il bambino è ancora tanto altro, è la storia che si svilupperà nel suo percorso di crescita a prescindere dal potere di controllo sugli eventi di mamma e papà: il bambino sarà diverso se crescerà in montagna o a New York, sarà diverso a seconda degli amici e dei “nemici” che incontrerà, a seconda di fidanzate o fidanzati,  insegnanti e a seconda delle occasioni favorevoli o non favorevoli che lungo la strada si presenteranno. 

 

 

Per cui, mamme, ben vengano i manuali, le teorie, le metodologie per aiutarci a capire, per aiutarci a scegliere una strada, consapevoli però che la percorreremo fin dove non verrà intaccata la nostra serenità famigliare. Sentiamoci libere di manifestarci fra mamme in modo da paragonare esperienze, perché solo l’esperienza può aiutarci a trovare le soluzioni e i compromessi migliori. Lasciamo che la nostra specificità caratterizzi il nostro bambino per ritornare a goderci appieno l’esperienza di essere genitori. Rimaniamo sempre in contatto con i nostri bisogni di adulti e cerchiamo di soddisfarli almeno qualche volta, in modo da accettare felicemente il ragazzo o la ragazza che un domani saranno i nostri bimbi, senza sentirsi delusi o amareggiati se, pensando al grande sforzo fatto, li scopriremo diversi da ciò che avevamo programmato. Viviamo serenamente, consapevoli del fatto che non potremo avere il controllo su tutto e di tutto.

I bambini saranno il meraviglioso risultato della pozione magica in cui avremo messo un pizzico di teoria, un masso di noi stessi, un gambo di esperienza, e un granello di magia

Se ci si libera dall’ingombro del giudizio, e forse anche dal timore che alcuni manuali incutono presentandoci metodologie oggi di moda, essere “mamme” è semplice perché i bambini da adulti saranno un misto fra quello che saranno dovuti essere, e quello che vorranno essere:

  • se il nostro bimbo da grande seguirà i suoi sogni, i suoi desideri, i suoi talenti, sarà felice;
  • se avrà ricevuto amore, ascolto e fermezza, sarà sicuro;
  • se ci saremo fidati di lui, sarà autonomo. 

Semplice, ma credo che più di così non si possa desiderare. 

Care mamme vi auguro di essere serene e di godervi appieno i vostri meravigliosi bimbi.

Sabrina

 

 

By | 2018-05-04T19:40:08+00:00 21 marzo 2018|Categories: Mamma e Papà|Tags: , , , , |0 Comments

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